Lina Malfona | ARCIPELAGO | Italia-Roma

 

Sulle colline di Formello in prossimità del lago di Bracciano, si distingue una serie di abitazioni: l’ARCHIPELAGO. Residenze realizzate per famiglie che desiderano un modello di vita riservata in contatto con la natura. Un modello di vita contemporaneo derivato dalle possibilità che il lavoro a distanza oggi offre.

L’ARCHIPELAGO è composto da abitazioni unifamiliari isolate, spesso bianche, con caratteristiche geometriche forti, una morfologia che le lega in modo profondo con l’orografia del terreno e il contesto paesaggistico. La caratteristica prevalente è la loro collocazione in punti che mantengono un chiaro isolamento ed al contempo tracciano una prossimità d’insieme. Il nome di ARCHIPELAGO prefigura un insieme di opere che sfidando la geografia separatista del suburbio. L’arcipelago costruisce nuove forme di socialità periferica, e fa emergere la natura della casa sia come luogo privato che collettivo, dunque eminentemente civico. Tutte le case esplorano la dialettica tra insediamento, forma architettonica e programmi sociali. La casa è indagata in un rapporto sinergico tra teoria e prassi, cercando di iniettare qualità urbana nella periferia suburbana attraverso puntuali e sistematici interventi. S’individuano dei punti teorici che qualificano i progetti per la casa sulla collina[1]:

 

Geografia / Geometria

La casa nasce dall’incontro tra la geometria astratta di un’architettura intesa come fatto artistico e il paesaggio antropizzato della campagna a nord di Roma. La casa non è stata concepita pensando a queste particolari colline ma ad esse si è radicata. Perché questo tipo di radicamento spontaneo, questo assorbimento dell’architettura da parte del paesaggio è più profondo e organico di ogni volontaria azione progettuale.

 

Sacra conservazione

La casa racconta il paesaggio senza parole, lo fa attraverso linee che segnano confini e incorniciano a figure. Eppure essa costruisce dialoghi a distanza – come in una sacra conversazione – tra l’architettura è il paesaggio.

 

Une rationalité ouverte

La casa propone una riflessione sul tema dell’origine e allo stesso tempo fornisce un’immagine ancestrale dell’abitare, a metà tra la scrittura razionale e quella analogica. La casa non può fare a meno di questa seconda dimensione, quindi introduce teorizza una ragione folle, complessa, aperta.

 

La lente

La casa è una lente attraverso cui tra-guardare il paesaggio. Essa è solcata da profonde cavità, così che lo sguardo possa attraversarla, inquadrando all’interno del suo prospetto-sezione sagome e orizzonti di campagna romana.

 

In sospensione

L’architettura scommette, rischia, si mette in gioco, in una lotta tra vincoli e gradi di libertà. La casa fa dell’aggetto sbilanciato, dello sbalzo accentuato, dell’eccezione alla regola e della variazione sul tema il suo modo di essere e di regolarsi al paesaggio.

 

Il conflitto col cielo

Se il volume della casa identifica lo spazio dell’abitare individuale o collettivo, uno spazio misurato, raccolto e contemplativo, la sua copertura ne detta il carattere. E se la copertura piana protegge la casa dalla pioggia, la seconda copertura è un sistema di piani inclinati che scherma l’abitazione dal sole, ingaggiando così un conflitto contro il cielo.

 

Lo spazio dell’attesa

La casa interpone un filtro tra il suo spazio interno e il paesaggio, un intervento tra un volume e un pieno. Spesso si tratta di un telaio o piuttosto di un guscio – delimitato da un piano di calpestio, un setto murario e una coperta forata – che attenua il paesaggio all’interno all’esterno. L’abitare dell’uomo si svela in questo spazio di transizione, in questo prolungamento della casa e in questo arretramento del paesaggio. L’architettura moderna nasce sotto il portico dell’Ospedale degli Innocenti.

 

Le case attraverso la loro forma e l’inserimento nel luogo conferiscono opportunità resilienti per l’abitare, rivelandosi oltre la dimensione spaziale della stanza, di cui prefigurano variazioni interne ed esterne. Varcano i limiti attraverso piani direzionati e delineati, che rendono aperte le prospettive e permettono allo sguardo di andare oltre, anche in condizioni di forzata chiusura. Le case si legano profondamente alla mater terra e al cielo.

 

 

 

 

Nome progetto | ARCIPELAGO

Progettisti | Arch. Lina Malfona – MALFONA PETRINI ARCHITETTI

Località | Formello, Roma

Committente | Privato

Anno | 2008-2018

 

[1] Lina Malfona, Beyond the frame. La casa sulla collina, in Francesco Moschini (ed.) Premio Giovani 2014-15, Roma: Accademia di San Luca Press, 2015, pagg. 80-89 113-124