Alberto Francini & Fabrizio Mangiaveti | MAGIC CIRCLES LE NUOVE ARCHE | Italia-Firenze

 

Abbiamo preso coscienza che il nostro spazio vitale, non potrà più superare i limiti ecologici, e si dovrà operare un salto di senso della vita, in cui il logos, riacquista il significato arcaico di raccogliere, accogliere e ascoltare il grido del multiforme planetario in pericolo, in cui l’uomo assume un ruolo salvifico: ” 18. […] Entrerai nell’arca […] 19. Introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te”[1].

Arche di salvezza, che si concretizzano in unità infrastrutturali antropiche, connotate da iper-conoscenza, ordine e conseguente rigidità, ma qualificate da una molteplicità di interventi a piccola scala connotati da fantasia, creatività, mutazione e sostenibilità, attraverso l’utilizzo di risorse locali, sviluppo locale, tecnologia intermedia nelle attività di trasformazione, nelle costruzioni e nelle produzioni agricole e di allevamento. Arche determinate dalla rigenerazione di sistemi insediativi esistenti ormai compromessi o di nuova fondazione, in ambiti antropizzati marginali o naturali degradati, che potranno essere usate come invariante del sistema base di iper-architettura, in verità una infrastruttura, aperta alle azioni di autocostruzione guidati dai principi fondamentali di SALVAGUARDIA DEL PIANETA e di adattamento alle risorse del luogo.

 

Una risposta concreta al rispetto della natura, intesa come capitale di risorse organiche e inorganiche del pianeta, che fino ad oggi è stata compromessa da sistemi economici di produzione sempre più complessi e bisognosi di flussi energetici ad alta entropia, generati da una tecnologia ipertrofica e super complessa, di cui sono parte, insieme alle strutture produttive, quelle industriali o agricolturali, i sistemi urbani, le organizzazioni amministrative, in generale i sistemi umani attuali affetti da gigantismo degli apparati. Questo a discapito della libertà, e con i conseguenti pericoli per l’integrità umana dovuti all’enormità dell’apparato di governance in cui si hanno relazioni disumanizzanti e di coazione, e per l’ipertrofia della macchina burocratica e della supertecnologia che causano rispettivamente inefficienza produttiva e distruzione delle risorse planetarie.

 

Le unità antropiche, come arche salvifiche, si svilupperanno secondo il principio della rigenerazione

ambientale attraverso pratiche di presidio del territorio antropizzato. Saranno MACCHINE VIVENTI rigeneratrici dell’ambiente e della biodiversità prima di essere insediamento umano, e la loro moltiplicazione sarà direttamente proporzionale all’incremento delle aree di pianeta rigenerate. Gli uomini e le donne che le abiteranno saranno giardinieri di un nuovo paradiso, in cui si contemplano le biodoversità, consapevoli dei principi base di salute umana e planetaria, che contribuiranno ad accrescere, con la produzione e la costruzione autogestita, attraverso:

  • utilizzo di materiali rinnovabili e di criteri costruttivi dell’architettura passiva (acquisizione passiva dell’energia termica e dispositivi passivi di dissipamento del calore estivo);

– generazione energetica da fonti rinnovabili con devices a tecnologia intermedia e complessa;

– utilizzo di tecnologia appropriata (la ‘intermediate technology’ di Schumacher in “Small is beautiful”) facilmente trasmissibile e attuabile;

  • utilizzo del lavoro di abili mani e menti come preludio allo sviluppo di una nuova dignità esistenziale dell’umano: consapevolezza del fare pratico, della fisicità delle relazioni ecosistemiche;
  • risparmio delle risorse del capitale naturale: sfruttamento sostenibile e reintegrazione (accumulo acqua piovana, generazione di compost a livello collettivo, riutilizzo delle acque di smaltimento dell’insediamento dopo trattamento in sistemi di fitodepurazione)
  • pratica dell’agricoltura, itticoltura e allevamento di sussistenza sviluppate da tecnologie sostenibili contemporanee e tradizionali con utensili a basso impatto ecologico (basandosi sui principi della agroecologia, che assicurano la riproducibilità dei cicli energetici, idrici, di biodiversità dei suoli).

 

Le NUOVE TERRE, ovvero strutture insediative, rigenerate o costruite ex-novo, dovranno essere attraversabili, porose all’aria, all’acqua e alla luce, ma dotate allo stesso tempo di devices costruttivi che favoriscano la trasformazione della prossemica sociale in caso di emergenza ambientale o sanitaria. Non saranno abitate secondo il principio della massima densificazione verticale o orizzontale; offriranno suolo libero nell’intenzione programmatica di utilizzare il distanziamento sociale delle comunità umane come rigenerazione spirituale prima che come presidio sanitario nei possibili casi di crisi locale o globale: la distanza spaziale e temporale come mezzo per riacquistare la capacità mitopoietica, di raccontarsi, costruendo, attraverso la creazione delle storie e la loro condivisione diacronica, l’identità comunitaria trasmissibile, come lotta alla condizione di umanità solitaria e interconnessa, deprivata della responsabilità di cognizione e decisione. Dovranno risultare esse stesse un incremento della superficie di aree verdi di rigenerazione della diversità biologica, un decremento della densità abitativa umana; offrire dotazioni di strutture di mobilità collettiva a basso impatto ecologico e reti di percorsi che permettano una sicura mobilità pedonale o ciclabile; dovranno utilizzare sistemi di approvvigionamento energetico sostenibili prediligendo forme energetiche diffuse e scambiabili. Il pianeta potrà conformarsi come sistema di arche-giardino in cui natura e storia generino nuovi paesaggi in equilibrio con le risorse rinnovabili disponibili, utilizzando oggi la capacità tipica di resilienza degli ecosistemi in trasformazione.

 

La creazione di Arche per rigenerazione ovvero di fondazione non potrà prescindere dal senso di individualità del luogo. Essere nell’Arca, abitare la sicurezza, presuppone l’aver stretto un patto di alleanza con le divinità, Theos, dal greco Ethein = bruciare, illuminare; la contemplazione della loro luce apre scenari di consapevolezza all’umanità, che si affranca dai rapporti di forza naturali e sociali e coglie empaticamente l’unità del multiforme vivente-non vivente che costituisce il pianeta.

 

Questa architettura, come scrigno della biodiversità è il luogo in cui l’umanità riacquista la certezza del paradiso perduto con la coscienza del disastro incombente; giardino di elezione in cui l’uomo accetta la sua maschera di demiurgo, esso stesso plasmato e non artefice dell'”Anima Mundi”, mondato dal rimorso della Caduta, nuovo Talos, guardiano illuminato della Natura e giardiniere planetario; “In fondo ad un vallone deserto, isolato dalla civiltà da lungo tempo, nel folto della riserva integrale stessa, un essere non registrato accende un fuoco. È un uomo dai gesti prudenti, dall’attenzione alle piante e agli animali, si direbbe un giardiniere[2].

 

Questa pragmatica azione dell’uomo di abitare, attraverso l’atto di insediarsi in un suolo privo di zone di destinazioni d’uso, di produrre cose al fine di mantenere e sviluppare tale attività, anche nella sua accezione di insediarsi nomadicamente in un ambito finito e moltiplicare le strutture della realtà trasfigurandole mediante l’Estetogenesi in “[…] nuovo universo a sua propria immagine[3], è essa stessa un dispositivo nella sua definizione Foucaltiana ” un insieme assolutamente eterogeneo che implica discorsi, istituzioni, strutture architettoniche, decisioni regolative, leggi, misure amministrative, enunciati scientifici, proposizioni filosofiche, morali e filantropiche, in breve tanto del detto che del non-detto, ecco gli elementi del dispositivo. Il dispositivo esso stesso è la rete che si stabilisce fra questi elementi[4].

 

L’azione umana, che costruisce universi esclusivi, costruisca dunque l’ATTO DI PROFANAZIONE della sua Autoreferenzialità, riconoscendo la Natura come la base insostituibile in cui gli atti di genesi estetica si esplicano; NATURA RITROVATA, da paradiso perduto, in cui l’arca diventi l’unione dell’accidente di natura con la genesi antropica; una sorta di NEOTERRA che ai nostri occhi è la traduzione in forma geometrica dell’atto di raccoglimento di tutte le coscienze, trasposizione simbolica del riunirsi in cerchio degli uomini, per iniziare un nuovo racconto. L’infrastruttura Arche è la sintesi sistemica dell’applicazione etica della coscienza collettiva nell’azione tecnologica e di trasformazione della natura, all’interno della quale si vive in un presente stato di equilibrio in cui si assorbono le oscillazioni catastrofiche e di pericolo che sono connaturate al corpo della terra, attraverso azioni di resilienza umana, applicate da ogni singolo individuo all’interno degli ecosistemi complessi.

 

Nome progetto | MAGIC CIRCLES LE NUOVE ARCHE

Progettisti | Arch. Alberto Francini & Arch. Fabrizio Mangiaveti

Località | Firenze

Committente | Privato

Anno | 2020

[1] Genesi 6

[2] Gilles Clement “Une breve histoire du jardin”.

[3] Paolo Soleri “Arcology. The city in the image of man”.

[4] Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, Torino,1972.