Cecilia Anselmi | LINEA ROSSA | Italia-Roma

di Cecilia Anselmi e Valentina Radi

 

Tutto ciò che ci avvolge è legato da una linea rossa continua, reale o immaginaria. Colei che nasce dal movimento e dalla distruzione del punto, ovvero dalla quiete in sé conclusa[1]. A simboleggiare il concetto l’essenza, ciò che rimane stabile al di là della mutevolezza del dato sensibile e della molteplicità delle apparenze[2] riunendo spazio, mente e tempo.

 

Questa linea è il tutto, elemento continuo e sottile che attraversa bidimensionalmente composizioni artificiali, tesse la trama di geometrie e relazioni tra cose apparentemente distante tra loro per forma e significato, dando loro vita come paesaggi metafisici e reali attraverso collage surreali. Le composizioni che la linea dispone sono l’unione di frammenti di foto, disegni di architetture e opere d’arte, installazioni, ma anche infrastrutture, tralicci e corpi animati o inanimati, forme antropiche, conferendo tensione fra i personaggi fiabeschi o mitologici che insieme riescono ad essere rappresentativi di ossessioni, connessioni temporali, morali, d’accadimenti, legati ad un processo creativo e progettuale.

 

Attraversando questa molteplicità di immagini, il tratto, cuce la trama di un unico racconto visivo, diventando al contempo riferimento dell’occhio di chi osserva, traccia attraverso cui lo sguardo scorre, scivola, registra ed elabora. Oggetto che unifica lo spazio, schiaccia ed afferra le tracce della prospettiva, entra ed esce dalla scena, senza interrompersi mai. È segno che trasforma l’insieme, sottolinea altri segni, si sovrappone all’immagine, inventa un nuovo tracciato rileggendo elaborando ciò che è già dato, ciò che è già presente nel fotogramma. Si fa sintesi astratta del senso che si attribuisce al progetto di architettura come specchio d’arte, che nasce, si sovrappone ad altri segni e compone significanti, e forme di scritture di un nuovo testo alfabeto, di nuovi segni generati da altri segni, che possono riconfigurarsi e riprodursi all’infinito dando sempre nuovi scenari e significati.

 

È un luogo di densità è il programma di un progetto tra spazi e immagini, la linea si impone come luogo di analogie un luogo che lega tra loro frammenti di opere, luoghi e visioni prima di allora improbabili. La complessità di rimandi si rivela con lo scorrere di questa sottile traccia, obbliga a svincolarsi da contesti già definiti per trasmigrare verso architetture e figure in cui passato privato e collettivo si fondono[3]. È un continuo gioco di osservazioni un luogo dell’esperienza che attraversa una realtà popolata da figure che sembrano imbrigliate da una corda che non le abbandona mai, una strada che costruisce le linee di una rete, una catena di stimoli e azioni che sfruttano un processo ammaestrato di corpi e geometrie.

 

Il filo rosso rende oggettivo l’impalpabile, è la memoria di uno sguardo di un istante sulle cose che ha intercettato, è la memoria selettiva di chi lo traccia, segno visibile del paesaggio in quel luogo o in una porzione di spazio, è limitato nel quadro visivo ma in esso non può perdersi. Non sappiamo dove realmente inizia a questa strada potrà fare, noi lo cogliamo solo in un definito ambito del suo cammino. È una presenza rassicurante, consolante, ci farà sempre da guida all’interno di un viaggio senza fine attraverso stanze, spazi aperti e chiusi, e mondo di figure di ogni tipo e luogo[4].

 

La linea ci rende complici della costruzione di un territorio concettuale, e reale, un territorio comune fatto di infinite relazioni dove ogni opera e ogni luogo in cui si interviene, lega gli uni agli altri in una sequenza che disegna nuovi luoghi della conoscenza, costruendo rinnovati ordini dalla disgregazione dell’assetto apparente delle geometrie. È un ambito vitale sanguigno, proprio come esprime la sua cromia. Si fa simbolo di prosecuzione di vita, della natura nello spazio, asse del tempo che procede in un cammino che va avanti senza soluzione di continuità, ponendo al centro l’uomo.

 

Linea che uscendo dalle stampe di quadri, diviene corda fisica montata con continuità su profili, o come tubolari metallici, che ci mostra attraverso l’interazione con il corpo, con l’ambiente e il ritmo di fruizione, nuove possibili interconnessioni visuali ed opportunità di percepire un luogo chiuso.

 

Essa è espressione esplicita del processo progettuale, nel quale si esplorano all’infinito opportunità di combinazioni  e relazioni che si rivelano nell’intercettare all’unisono lo SPAZIO del presente nel quale ci muoviamo, costituito da elementi architettonici e non, la MENTE, come archivio smisurato di archetipi, simboli e miti, ed infine il TEMPO, che ci permette di percorrere, attraversare e di vivere la dimensione spaziale e quella mentale nella diversità percettiva del singolo individuo[5]. Qui, dove il processo creativo attinge all’immaginario mentale, per generare forme spaziali concrete atte ad accogliere il vissuto in una prolungata dimensione temporale, vivificando come adattamento al tempo, ed esprimendo l’infinita continuità di opportunità che si potranno generare nel divenire. Quella ridondanza e variabilità che sono la chiave della resilienza umana, prefigurando l’orizzonte imprevedibile di nuove arche, interventi ed opere di architettura.

 

 

 

Nome progetto | LINEA ROSSA

Progettisti | Arch. Cecilia Anselmi

Località | Roma

Committente | Privato

Anno | 2018

 

[1] Wassily Kandinsky, Punto linea superficie, Adelphi, Milano, 1968, pag. 57

[2] Vocabolario della lingua italiana Treccani, Roma, 1986

[3] Emmanuele lo Giudice, Concetto lineare la forma dell’infinito, in Concetto lineare, di Cecilia Anselmi e Motorefisico, dMake art, Roma, 2018, pagg. 18-23

[4] Cecilia Anselmi e Motorefisico, Concetto lineare, dMake art, Roma, 2018

[5] http://www.dmake.it/prodotto/concetto-lineare-la-mostra/