Tomas Ghisellini Architetti | MEET & GREAT | Italia-Lecce

 

Nella nostra mente gli spazi pubblici si prefigurano come ambito disegnato nella costruzione geometrica della città storica, negativo spaziale lasciato dagli isolati costruiti, che attraversando il tempo sono soggetti a ristrutturazioni, modellazioni morfologiche e cooptazioni funzionali, fra questi si distinguono i parchi che trovano nei progetti fiorentini e la pianificazione parigina di Haussmann una collocazione programmata, generalmente esterna al tessuto della città consolidata, ad individuare nuovi poli di una naturalità costruita. Questo in un bilanciato rapporto fra centro e periferia, in una relazione di mediazione fra città e campagna, qualificandosi servizio di benessere per le persone che migreranno nelle aree esterne, di espansione abitativa e produttiva.

 

Oggi i parchi si leggono all’interno di reti verdi come fuochi, fra centri di periferia e storico, e possono essere scelti per opportunità naturali, sportive e sociali, in quanto la città, nella continua ricerca di bilanciamenti di servizi nel territorio, programma progettualità pubbliche e private che ridisegnano spazi in-attesa, inaspettati rivelando la loro potenzialità oltre l’esistenza iniziale di vuoto. Qui la venustas non si prefigura solo in un disegno di paesaggio naturale, ma si delinea attraverso una rinnovata utilitas, il lavoro sui margini e le essenze arboree introdotte per aprire a nuove relazioni con il luogo riammettendo il frammento in una continuità con il paesaggio circostante, per una fruibilità senza vincoli. Questo utilizzando componenti di costruzione permeabili, leggeri, effimeri che imprimono adattabilità e modificabilità dell’intervento, e servizi per una inclusività nel tempo.

 

Esempio emblematico ne è il parco MEET & GREAT che si compone in area naturale a carattere sportivo, prossima a due significative presenze, da un lato il parco MONTEFUSCO, in cui si articolano differenti dispositivi per l’attività fisica, inclusa la sede del CONI che ne connatura l’immagine identitaria, e dall’altro lato l’area della CASERMA PICO destinata all’addestramento fisico militare, ora cedua come proprietà al comune.

 

La natura squisitamente sportiva del parco e la difficoltà di raggiungere le attrezzature presenti, in modo libero, hanno generato una condizione grave di degrado delle strutture, per questo era necessario che tutti i bordi e le recinzioni ostative alla fruizione venissero ridefinite in modo congruo all’accessibilità, in continuità con i due poli di attrezzature note, ed al contempo lo spazio fosse integrato di funzioni, compatibili con quella sportiva, al fine d’integrare le opportunità del tempo libero e svago con ricettività, cultura e recupero psico-fisico. Aumentando il valore del luogo, le occasioni di relazioni e servizi, in particolare agendo in una porzione circoscritta del parco con l’apertura di nuove reti di mobilità al suo interno, nuovi limiti e la definizione di vincoli temporali d’uso.

 

I caratteri di progetto si prefigurano azioni di recupero e rigenerazione di area già antropizzata in cui si dovrà andare oltre le visioni di tradizionale programmazione urbana, ammettendo il carattere ibrido, instabile e mutevole delle nuove compagini societarie. Per cui non vi potranno essere interventi monofunzionali, specialistici o chiusi ma si dovranno prevedere proposte alterabili, implementabili, riscrivibili, miscelabili o addirittura removibili in funzione di esigenze di fruizione e consumo delle città multiformi e metamorfiche.

MEET & GREAT per questo viene pensato per la funzione di sport insieme alla salute del corpo e alla salute psicofisica derivante da una corretta alimentazione, attività di condivisione collettiva e coesione sociale.

 

Le strategie di progetto prendono origine dalla struttura romana della città di Lecce, la matrice ortogonale, dei tracciati che sono la gioia dello spirito, parte integrante della creazione[1] recuperando uno dei sistemi fondamentali di conoscenza, misurazione, regimentazione e disegno delle campagne pugliesi.

Una maglia ortogonale di 2 x 2 ml, tracciata a terra con linee effimere ed astratte in gesso, in cui i punti d’intersezione delle linee sono occupati da un impianto di steli snelli e cruciformi, una palificata molecolare.

 

Come il mondo molecolare di Buckminster Fuller che si riporta alla dimensione umana nel telaio infinito includendo piccole stanze abitabili e multifunzionali, in cui la stabilità delle componenti rende gli elementi sostegno per leggeri velari parasole e supporti per attrezzi sportivi a corpo libero. Strutture che non provengono dall’industria ma dal riuso di materiali per un secondo ciclo di vita, lavorati e messi in opera da una comunità di 30 partecipanti. La loro composizione configura padiglioni, volumi disegnati in una geometria quadrangolare di rapporto 1:2, contenente le dotazioni funzionali di vendita e somministrazione di cibo e bevande. Spazi che si trasformeranno in caffè, cocktail-bar, ristorantino gourmet, trattoria, street-food point ed altro a seconda delle esigenze espresse negli appuntamenti di calendario durante tutto l’anno.

 

I limiti del padiglione, sono pensati per costituire soglie fluide fra l’interno e l’esterno, per ottimizzare la condivisione e l’accessibilità alle pertinenze libere organizzate fra velari sospesi, dando flessibilità d’uso e riservatezza per sedute e tavoli durante il consumo. Il colore applicato agli elementi strutturali li renderà riconoscibili per funzioni, e nel contesto di paesaggio e territorio.

Rispetto alla regolarità dettata dalla griglia, saranno inseriti dei cactus come apparizioni spontanee e scultoree nel sistema regolare, richiamando la palificata, e diventano punto di orientamento percettivo all’interno del tessuto omogeneo, trasferendo il più forte messaggio di resilienza, legato alla natura della pianta e la sua capacità di adattamento alle risorse disponibili, spirito su cui si fonda la composizione dell’intero progetto.

 

Una resilienza che si ritrova nelle azioni di riuso urbano, riciclo e impiego di materiali naturali che qualificano l’aspetto tecnico e di realizzazione dell’opera. In particolare il riuso urbano come intervento in area antropizzata, in cui le nuove strutture, fuori terra e di fondazione, sono componenti lignee di recupero. Tutti i materiali scelti, come le vernici ad acqua, le ricoperture di pavimentazione, i tessuti in rotolo per parasole, complementi per esercizi ginnici a corpo libero hanno origini naturali.

 

MEET & GREAT parco nel quartiere di Santa Rosa a Lecce, si configura semplice, dinamico, inclusivo sia da un punto di vista sociale sia naturale, qualificato al benessere fisico e psicologico, attraverso sport e alimentazione, in cui la condivisione del fare, il ritmo degli elementi le loro cromie, scandiscono profondità che richiamano alla partecipazione, all’iterazione e alla condivisione, istillando un’energia che si diffonde sulla griglia dalle innumerevoli opportunità, quell’energia che trasferita, muta ma mai si disperde vivificando continuamente nell’individuo e nella comunità.

 

 

 

Nome progetto | MEET & GREAT

Progettisti | Tomas Ghisellini Architetti

Località | Lecce

Committente | Pubblico

Anno | 2019

[1] Pierluigi Cerri e Pierluigi Nicolin a cura di, Le Corbusier. Verso una architettura, Longanesi & C., Milano, 2002, pag. 51